Anna Ratajczyk in mostra allo Studio Elisi
pubblicata sabato 29 marzo 2025
LETTERE DA CASA - ANNA RATAJCZYK - SABATO 29 MARZO 2025 Sabato 29 marzo 2025, con orario 10 – 20 no stop, nei locali dello Studio Elisi, Via Verdi 34A, Livorno, è presentato Lettere da casa di Anna Ratajczyk a cura di Anna Rita Chiocca e Studio Elisi
Testo di Anna Rita Chiocca L’invenzione della fotografia ha permesso all’umanità di fare esperienza del provvisorio, del precario, fermare la transitorietà della vita in un’immagine che non fosse dipinta, lasciare il ricordo di ogni forma di vita impedendone la corruttibilità. Solitamente, consideriamo le fotografie come emanazione diretta del soggetto, ne sentiamo la mancanza come ci mancasse quella determinata persona o quella particolare cosa, difatti, nella quotidianità le utilizziamo per ricordare persone care o eventi importanti.
L’uso domestico della fotografia è entrato nel linguaggio artistico attraverso la scelta del “trovato fatto” duchampiano, nella forma di casualità, appropriazione, oggettualità, archivio, memoria, accumulo e ha consentito agli artisti di mescolare concettualità esperenziale e formalità oggettuale, superando i limiti della dimensione formale da una parte e del concettuale puro dall’altra. <>*1 , Anna Ratajczyk si muove all’interno di questo <> per partecipare una seconda volta ad un evento e, mossa dal desiderio rompe la barriera tra artificio e natura, passato e presente, così da costruire una nuova versione.
Temi come la possibilità di viaggiare nel tempo sono dibattuti da tempo in ambito scientifico-filosofico, ma al momento gli unici dispositivi che consentono la sua realizzazione concreta sono fotografia e cinema. Per di più, la tecnologia digitale ha reso possibile e praticabile ogni impulso dell’immaginario, più di quanto non fosse già praticabile con la fotografia analogica e, di fatto modificato il nostro rapporto con la realtà, poiché <> *2. Anna Ratajczyk ha studiato Pedagogia e Fotografia all’Università di Zielona Góra (PL), dopo la laurea si è trasferita in Italia. Nel 2017 ha attivato una collaborazione con Egg Visual Art, un collettivo di artisti attivi a Livorno in progetti d’arte contemporanea e nel 2019 ha iniziato il percorso formativo presso Fondazione Studio Marangoni, Firenze.
Lettere da casa (2025), allo Studio Elisi, si fonda sul prelievo di oggetti e fotografie dalla casa natale, sovrapposizioni e doppia esposizione dell’artista per attivare un secondo incontro con i propri cari, con i luoghi della giovinezza e riscrivere il passato. <> Già nella sua prima mostra, Cudzoziemka(Straniera) (2018), aveva rivelato chiaramente quanto la struttura diaristica, la memoria, fossero importanti per innescare tra soggetto e oggetto un’esperienza relazionale di salvezza e riparazione. In Chiara in 90m2 (2020) realizzato durante la pandemia, registra le relazioni, la noia, l’affetto tra i membri della sua famiglia, negli spazi domestici. In Casa è un suono lontano (2020) la memoria acquista una nuova forma nel momento in cui preleva dalla casa natale cartoline, lettere fotografie e costruisce, mischiando testo e immagine, una nuova realtà. Weronika (2022) è una sequenza di polaroid, inviate dalla zia americana, negli anni Ottanta. Saiko (2022) è il diario di una perdita e il successivo ritrovamento di un’amica. Dom (2024) un album di famiglia attorno alla casa natale e Letters from home (2024) è la riscrittura del passato attraverso alcuni incontri impossibili. In tutti questi progetti Anna manifesta il desiderio di costruire un archivio di memorie ancora in corso, rivivere una seconda volta un evento, conservare memorie passate.
Alla mostra nello Studio Elisi, l’azione trasformativa del passato rende possibile un viaggio nel tempo, attraverso l’artificio della doppia esposizione. Gli scatti della casa realizzati negli ultimi anni, si affiancano a fotografie degli stessi luoghi prelevate dall’album di famiglia. Alcuni oggetti: un orologio da uomo, uno schiaccianoci, un uccellino di legno, il coperchio di una zuccheriera, dei dentini da latte sono presentati nella loro doppia esistenza di oggetto e immagine. Le cose, come tutte le cose si deterioreranno, la loro presenza non dice molto di questa famiglia, potrebbero appartenere ad ognuno di noi; neppure immagine fotografica, emanazione diretta del soggetto e sua salvazione, può dirci qualcosa sulle persone a cui sono appartenuti. Oggetto e immagine sono reliquie, a noi spetta costruire una relazione. Viceversa, l’aspirazione di ripetere una seconda volta i giochi da bambina, parlare con i suoi genitori conduce Anna all’ideazione di una nuova versione della storia. Qui noi siamo puri spettatori. Dapprima preleva alcune fotografie dall’album di famiglia, le traspone in formato digitale e le proietta sul muro - come avveniva in passato, quando si mostravano le foto agli amici - , infine si inserisce nel campo visivo, tra la luce e la parete, a testimoniare l’avvenuto incontro e scatta nuove fotografie. <> Anna manipola il passato per l’impulso di rivivere un evento. La barriera sottile della linea d’ombra lasciata dal suo corpo svela l’inganno, che nel desiderio di un ritorno diventa soglia per un viaggio possibile.
L’unico oggetto esposto in mostra, privo di un doppio, pur essendo copia, è la mappa catastale della casa: il linguaggio burocratico è in tedesco, perché la Germania è il luogo di costruzione dell’edificio, le aspirazioni familiari sono in polacco poiché è questa la nuova nazione in cui si trova oggi la casa. Le date dei lavori edili, le piccole modifiche aprono uno squarcio nella storia del Novecento. <>
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